08/03/25

"What a lovely day, today!" (servizio da: Musica Mia, RaiDue 07/03/2025)

«Sono partito dalla bozza, che è bidimensionale, che è un acquerello su carta, e per farla diventare tridimensionale e permettere alle persone di camminarci dentro ho usato l'anamorfosi: dipingere su una scalinata in modo che si veda solo da un punto di vista (il volto della Vitti in questo caso) e appena ti sposti perdi questa percezione della realtà (...)». 

 da: Musica Mia, RaiDue 07/03/2025. Servizio di Walter Romeo


 

25/11/24

Diavù e Gigi Proietti/Gaetanaccio su Metropolis

La conduttrice Metis Di Meo intervista Diavù per Metropolis, programma Rai su Street Art e fenomeni urbani (disponibile su Raiplay), davanti a un gigante, l’immenso Gigi Proietti, da lui dipinto nel 2021 sulla scalinata del city mall Aura a Roma, in zona Valle Aurelia. 
 
L’opera ha titolo “Gaetanaccio nella Valle dell’Inferno”, è dedicata al burattinaio romano dell’ottocento Gaetano Santangelo ed è un omaggio a due grandi Gigi - cioè Magni e Proietti - che nel 1978, ispirandosi proprio alla sua vita, realizzarono assieme l’opera teatrale “La commedia di Gaetanaccio”. 

 
 

06/11/24

Torna a Roma il progetto PopStairs con l'opera “WHAT A LOVELY DAY, TODAY!”

 

 

TORNANO A ROMA LE OPERE D’ARTE SU SCALINATA DI DIAVÙ

L’OPERA È UN OMAGGIO ALL’ATTRICE ITALIANA MONICA VITTI

 

LA NUOVA OPERA “WHAT A LOVELY DAY, TODAY!” È A VIALE PARIOLI, NEL MUNICIPIO II, ED È DEDICATA AL FILM DRAMMA DELLA GELOSIA (TUTTI I PARTICOLARI IN CRONACA) DI ETTORE SCOLA

 

 

«Amo questa città e i suoi colori e senza di lei, Monica Vitti sarebbe molto più triste”.

Monica Vitti

 

Il progetto PopStairs ha già avuto in passato un’importanza di rilievo internazionale, grazie alla capacità di coniugare in maniera inedita e molto originale il linguaggio dell’arte visiva con il tema del Cinema, e ha prodotto dal 2015 in poi opere di Street art molto celebri, come i dipinti sulle scalinate a Roma che vedono ritratta Anna Magnani in Prati, quelli dedicati a Michèle Mercier a Corso Francia, a Ingrid Bergman a via Trionfale e ad Elena Sofia Ricci a Trastevere. Unica incursione maschile nel progetto, Gigi Proietti, ritratto da Diavù nei panni del burattinaio romano del 1800 Gaetanaccio a Valle Aurelia nel 2021. Nel 2017 è stata inoltre protagonista di un intervento di PopStairs la testa bronzea di cavallo nota come “Testa Carafa”, che l’artista romano ha dipinto sulla scalinata del Museo Archeologico Nazionale di Napoli su commissione dello stesso museo.

PopStairs mira alla riattivazione culturale dei contesti urbani attraverso questi originalissimi interventi anamorfici di Street art realizzati sulle alzate dei gradini delle scalinate, marchio di fabbrica di Diavù.

Le scalinate - oggetti architettonici spesso dimenticati e vandalizzati - accese di nuovo interesse dal segno artistico, diventano tele su cui l'artista imprime una testimonianza culturale che restituisce a quel preciso contesto urbano la propria identità sociale e storica che permette ai cittadini, residenti e non, di ritrovare uno spirito di appartenenza e comunità. I soggetti delle opere, comunque legati al mondo dell'arte e della cultura, vengono scelti in base a due criteri: la loro riconoscibilità e il legame con il territorio o col contesto urbano in cui viene realizzato l’intervento. L’illusione ottica che la tecnica dell’anamorfosi suscita crea inoltre nell’osservatore un effetto ‘magico’, quello cioè di far scomparire alla vista la scalinata, sostituendola con una figura quasi monumentale, che si erge verso l’alto.

Molte opere cinematografiche danno implicitamente rilievo culturale al patrimonio artistico e architettonico del territorio in cui sono girate, ed è proprio quest'importanza che fin dai suoi esordi PopStairs ha sempre puntato a valorizzare, rievocando questi film attraverso opere d’arte pubblica, e risultando uno tra i primi progetti al mondo a coniugare Street art e Cinema.

 

L’OMAGGIO A MONICA VITTI:

Del grande regista italiano Ettore Scola è anche il film che Diavù ha voluto omaggiare in questa nuova opera del progetto PopStairs, cogliendo così l’occasione di ritrarre Monica Vitti, divina del cinema italiano scomparsa nel 2022 a 90 anni.

La scelta è caduta su Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) che, uscito nel 1970, apre in qualche modo il periodo di maggior utilizzo di queste zone del Municipio II come set cinematografici naturali. Monica Vitti, che interpreta qui l'ingenua e seducente Adelaide Ciafrocchi, ha il banco di fiori a Piazza del Verano davanti al cimitero monumentale, e vivrà per un breve periodo dentro Casa Papanice.

Inoltre la Vitti, oltre ad essere assieme alla Magnani la diva più amata a Roma, è tra le attrici che più spesso ha girato film in questi quartieri. Tra questi: Noi donne siamo fatte così (1971) di Dino Risi, L’anatra all’arancia (1975) di Luciano Salce, Camera d’Albergo (1981) di Mario Monicelli, Scusa se è poco (1982) di Marco Vicario. In Amore mio aiutami (1969) di Alberto Sordi, la Vitti e Sordi vivevano in un appartamento alla Salita dei Parioli. Inoltre lei stessa ha vissuto nella zona del Nomentano negli anni di inizio carriera, presso Piazza Bologna.

«Il Municipio Roma II ha voluto fortemente la realizzazione di quest’opera, che rappresenta un autentico simbolo del nostro cinema e della commedia all’italiana» è quanto sostiene la Presidente Francesca Del Bello. «Nessuno meglio di Monica Vitti - prosegue la Presidente - ha saputo raccontare i cambiamenti sociali, culturali e politici del nostro paese. Siamo molto orgogliosi di ospitare il dipinto dell’attrice romana su una delle scalinate più belle del nostro territorio», conclude la Presidente.

 

L’OMAGGIO A ETTORE SCOLA E AL FILM:

Il tema che è alla base di Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) di Scola è il complicato triangolo amoroso tra i tre protagonisti, personaggi calati in un'Italia che rivela già in incredibile anticipo sui tempi il decadimento del boom economico, i limiti e i conflitti della sinistra e la crisi del patriarcato. Monica Vitti nel ruolo di Adelaide Ciafrocchi, Marcello Mastroianni nei panni di Oreste Nardi e Giancarlo Giannini in quelli di Nello Serafini, sono tre caricature inadeguate al cambiamento dei costumi che Scola racconta con tono grottesco e dolceamaro. Una storia che finirà con l’assassinio della donna, contesa dai due. Anche questa tematica è stata rilevante per la scelta del soggetto dell’opera.

Dice Diavù a tal proposito: «in questo film di Scola c'è la capacità straordinaria di raccontare un dramma come l'omicidio - anzi il "femminicidio" - analizzando con incredibile leggerezza narrativa la complessità che può esserci dietro una simile tragedia. Guardandolo arriviamo a comprendere i comportamenti di tutti e tre i personaggi, giustificando le loro passioni e le loro fragilità, e abbracciando anche quella loro umanissima semplicità, che Scola è riuscito a raccontare canzonandola in uno stile da fumetto, ma senza sottovalutarne mai la forte portata emotiva. In fondo sono già tre vittime della simulazione che negli anni successivi ci ha imposto sempre di più questa società, perché si impegnano ad aderire ai modelli che il boom economico affermava attraverso i mezzi di comunicazione dell'epoca. E ovviamente falliscono. Insomma, guardando il film si empatizza con la vittima ma allo stesso tempo con l'assassino, con il tradito ma anche coi traditori, e addirittura con chi cerca una propria felicità da fotoromanzo rosa, anche se è inevitabilmente a scapito di quella di qualcun altro. Non c'è un buono e non c'è un cattivo, siamo tutti terribilmente fallaci, in quanto umani. Lo amo e l'ho scelto perché è un film attualissimo, dal momento che oggi siamo sempre più portati a polarizzare fino all'estremo le nostre posizioni, dunque le discussioni, senza interesse a capire le ragioni dell'altro. Siamo retrocessi a una tifoseria da stadio, incapace di comprendere ed esprimere concetti complessi, e offendiamo l'altro per imporre prepotentemente la nostra presunta superiorità. Tant'è che il mondo è di nuovo in guerra. Contro questo male che ha colpito la nostra socialità credo che film come questo siano necessari».

 L. Maria Rita Delli Quadri, curatrice del progetto: “Nell’idea condivisa con Diavù, PopStairs nasce con l’obiettivo di riattivare culturalmente un territorio urbano e, nel farlo, restituire “dignità” ed attenzione ad oggetti architettonici spesso trascurati, se non vandalizzati come spesso sono le scalinate. Questo rende necessaria, se non indispensabile, una forte sintonia di intenti e di visione con l’Amministrazione, particolarmente in una città come Roma, la cui la gestione del territorio è parcellizzata in numerosi, per quanto amplissimi, mini-comuni. Per arrivare alla fase operativa di un intervento come questo di “Il Dramma della Gelosia” occorre attraversare percorsi amministrativi e burocratici anche complessi, in cui il supporto convinto e determinato degli uffici municipali si rende imprescindibile. Si tratta di un lavoro di squadra in cui la vera condivisione dell’obiettivo finale spesso è l’unico modo per raggiungerlo. Se questo era lo spirito del Bando di Lazio Crea, cioè dare vita ad una collaborazione virtuosa tra amministrazioni locali e operatori culturali, mi sento di affermare che il nostro progetto lo ha assolutamente rispettato. Il Municipio II è diventato, per PopStairs, una “famiglia” con cui ci auguriamo di poter presto condividere altri interventi e progetti che possano arricchire il territorio di nuove opere ispirate al Grande Cinema che, proprio in quei luoghi, ha trovato alcuni dei suoi set più iconici, nell’intento di dare vita ad un vero e proprio itinerario culturale”.

L'opera è a Roma sulla scalinata di Via Giovanni Battista Brocchi, a Viale Parioli nei pressi del civico 79.

Un omaggio che Roma fa alla sua Monica Vitti a pochi giorni dal 3 novembre, giorno della nascita della grande attrice, che in questo 2024 avrebbe compiuto 93 anni.

25/08/22

MURo & Diavù su "Weekly", Rai Uno

Una breve visita TV al MURo Museo di Urban Art di Roma e a Diavù durante la realizzazione di un nuovo murale. 

Da "Weekly", Rai Uno:


27/04/22

"Viva Buratto". Un nuovo murale anamorfico, al Parco Pertini di Arezzo


La mia ultima opera anamorfica "Viva Buratto!" è nel Parco Pertini ad Arezzo, in Toscana, e si ispira alla Giostra del Saracino, commemorazione e torneo storico in memoria delle invasioni dei mori e delle Crociate che si tiene due volte l’anno in città. 

L'opera è influenzata dai nudi classici di Michelangelo, dai cavalli della Battaglia di Anghiari di Leonardo, dagli affreschi di Piero della Francesca e da tante altre meraviglie che i maestri del Medioevo e del Rinascimento ci hanno lasciato in eredità. Tra queste gli studi sulla prospettiva e sull’anamorfosi, illusione ottica data dalla realizzazione di immagini deformate in prospettiva. 

“Viva Buratto!” è un’opera anamorfica, cioè le figure a due dimensioni che si vedono all’ingresso del sottopasso sono dipinte e si ‘spalmano’ in realtà tridimensionalmente in oltre 50 metri di pareti e soffitti. È un’illusione. Come un’illusione è il Buratto stesso, questo fantoccio barbuto, “re delle Indie”, nemico immaginario contro il quale i giostratori si lanciano per colpirlo a morte. 

Buratto è l’accadimento imprevedibile che sconvolge la quotidianità, è la diversità che ti sfida a scoprirla, è il fenomeno che in fondo ci auguriamo che ci capiti affinché stravolga un po’ la banalità della nostra routine, anche se a costo di distruggere noi stessi, e non solo la routine. 

E quest’opera parla proprio di vita e di morte. Il mio cavaliere stavolta non sta partecipando a un gioco, ma è in guerra contro il nemico immaginario da lui stesso creato, e per questo non sta rispettando alcuna regola della Giostra del Saracino. Sperando che di ciò mi perdonino gli aretini. 


 

10/09/21

Aria e Gaetanaccio su TG2 Weekend Estate

 «Una bambina adagiata su un prato di margherite suggerisce che è importante prendersi cura della Natura e delle creature delicate. Non a caso campeggia sul muro di un consultorio. A realizzare l'opera: Diavù, uno dei più importanti artisti di arte urbana, anche curatore competente e appassionato di questa pionieristica forma di espressione, che però si rifà alla più antica forma d'arte, quella dei graffiti sui muri (...)». 

Da: Tg2 Weekend Estate del 04/09/2021 Servizio di Cinzia Terlizzi, Immagini di Massimo Pinzauti


 


 

22/05/21

"Gaetanaccio nella Valle dell'Inferno" (con video-intervista)


 

"Gaetanaccio nella Valle dell'Inferno" è la nuova opera di David Diavù Vecchiato, in arte Diavù, in cui David prende spunto da Gaetanaccio, il personaggio interpretato da Gigi Proietti nella commedia musicale scritta da Luigi Magni e diretta da Gigi Proietti, debuttata al teatro Brancaccio nel 1978. Gaetano Santangelo, detto Gaetanaccio, era un burattinaio romano, nato nel rione Borgo (non lontano dall'odierno Centro Commerciale AURA - Valle Aurelia, in cui l'opera è realizzata), vissuto nei primi decenni dell'Ottocento. Nei suoi spettacoli spesso inseriva satiriche allusioni ai potenti del tempo, nobili e prelati, per cui spesso le autorità papaline lo misero in prigione. In occasione dell'anno santo, nel 1825, papa Leone XII chiuse i teatri e proibì ogni spettacolo. Gaetanaccio fu costretto a sospendere le rappresentazioni, sua unica fonte di guadagno, finchè fu costretto a chiedere l'elemosina. Morì di tubercolosi, povero, nel 1832.

[testo e foto: Matteo Nardone / Video: Marco Gargiulo / Video-intervista: IPER Festival delle periferie. Roma, maggio 2021]

 

Questa l'intervista, con il work-in-progress:


05/12/20

Sempre a proposito de il David-Pinocchio di Chongqing (Cina)

ln questo video un breve riassunto del workshop che ho tenuto a distanza all'Accademia di Belle Arti del Sichuan a Chongqing. 

Buona visione.


 

 

02/12/20

狄阿乌 ovvero "Diavù" nero come il corvo e il David-Pinocchio di Chongqing (Cina) a prova di Covid-19

Chongqing è l'agglomerato urbano più grande del mondo, con circa 40 milioni di abitanti. 

Sono stato invitato a dipingere un murale e a tenere una mostra personale e un workshop là dal Consolato d'Italia e dall'Accademia di Belle Arti del Sichuan a Chongqing, in occasione della "XX Settimana della Lingua Italiana nel Mondo".

A Chongqing mi hanno ribattezzato 狄阿乌 che si legge "Dí ā Wū" e si può tradurre "nero come il corvo". Una curiosa coincidenza vuole che in Cina, la parola “graffito” (tuya), che si riferisce poi alla Street art in genere, venga dai versi del poeta Lu Tong (790-835) della dinastia Tang: «rovesciò all’improvviso l’inchiostro sulla scrivania, scarabocchiando i classici come corvi», e che sia composta dal carattere tu (da tumo, "scarabocchiare") e da ya (da laoya, ossia "corvo").
 
Ma, tornando all'invito, purtroppo la pandemia di virus Covid-19 non mi ha permesso di andare a realizzare il murale, e siccome credo che la distanza fisica non possa impedirci del tutto di avvicinarci umanamente tra esseri umani, allora mi è venuta un'idea per aggirare il problema. Ho proposto che avrei potuto realizzare il mio murale a distanza, con l'aiuto degli stessi ragazzi dell'Accademia di Belle Arti a cui avrei comunque realizzato il workshop a distanza e che mi avrebbero assistito nella realizzazione dell'opera se fossi stato fisicamente là. 
 
Questo sotto il risultato.
 

 
 
 

12/09/20

"Ricorda. Il futuro nella memoria". Un murale per Liliana Segre a Pesaro

 

Questo che segue è il testo dell'intervento di Diavù, che è stato cortesemente letto alla Senatrice da uno studente, essendo purtroppo l'artista in quel momento fuori Italia per lavoro. 

 «Buonasera a tutti. Vi ringrazio per permettermi attraverso la lettura di queste poche righe di essere qua con voi – malgrado i duemila Km di distanza - a questa presentazione che è per me molto importante. Mi dà gioia immaginarvi in questo momento tutti di fronte alla mia opera, e la più grande emozione me la dà la presenza della Senatrice Segre. E di emozioni vorrei infatti parlarvi. 

Il significato di un’opera tocca le corde del pensiero e dialoga con la nostra ragione, ma è il senso di quell’opera che - senza il bisogno di incasellarla in troppe parole che la spieghino – può arrivare dritto al cuore. È per questo che vorrei accennare al senso di questo mio lavoro, guardandolo assieme a voi. 

Questa è una storia segnata da un grande dolore. Ma io ho voluto lasciare tutto il dolore sullo sfondo. Nei primi giorni di lavoro coi miei bravissimi assistenti Benedetta e Filippo ho operato una demolizione concettuale delle pareti. Tolte parti di intonaco, col colore abbiamo ricreato ferite, ustioni, traumi, lacrime e segni di un tempo doloroso, nei quali vi accorgerete che sbucano qua e là i colori della nostra bandiera italiana. Fummo noi infatti i responsabili di quel dolore, con le leggi razziali del 1938 in poi, ma anche con l’accettazione di pensieri atroci e disumani, e col vile silenzio. Proprio come oggi siamo noi i responsabili della morte e della sofferenza di altri popoli e individui in difficoltà, che ricacciamo verso il loro peggior destino quando ci chiedono aiuto, invece di trovare delle soluzioni per prendercene cura. L’immagine di Liliana Segre bambina in braccio a suo papà Alberto che la sostiene emerge già da sola, calda e vincente, su quello sfondo di dolore. Per la mente un’immagine del passato è soltanto un lontano ricordo, ma io credo che per il cuore è come fosse sempre nel presente. Da quel papà e da quella bimba innamorati e sorridenti si sviluppa il mio ritratto alla Liliana di oggi: come vedete non c’è tempo né spazio a separarli e, guardandola mentre volge il suo sguardo sereno verso l’alto, se voi poteste guardare i suoi occhi da vicino quanto li ho osservati io mentre li dipingevo, vedrete che è lo stesso sguardo di lei bambina. Dal suo viso rifiorisce nuova vita, che si affretta a sbocciare lungo le altre pareti e sulla scala, laddove fanno lo stesso ogni giorno gli studenti di questa scuola. 

Il titolo dell’opera è “Ricorda”. Si può interpretare pensando che sia Liliana a ricordare, ma per me è più un monito a tutti noi: ricordiamolo come fosse nostro tutto il dolore che quella bambina ha vissuto, ricordiamolo bene ciò che l’uomo è in grado di fare ai suoi figli, e ciò che continua a fare a tante persone che noi oggi fingiamo di non vedere, il nostro futuro è già nella memoria, e per sapere come costruirlo nel migliore dei modi ci basta ricordare. 

Grazie di cuore Senatrice Segre, le confido il desiderio che questo mio lavoro sia un fatto concreto abbastanza da far dimenticare tante parole gravi e pesanti, ma pur sempre stupide parole, quelle si da dimenticare».


30/09/19

Dal primo bozzetto al murale e "da sketch a MURo"

Le mie opere più recenti saranno esposte in questa mostra a Roma, dal 5 ottobre al 16 novembre 2016. Passate a trovarle:

In mostra dal 5 ottobre al 16 novembre 2019 alla galleria Rosso20Sette a Roma le opere di 
Jim Avignon, Lucamaleonte, Beau Stanton, David Diavù Vecchiato e Nicola Verlato


Cinque firme di spicco del discusso percorso che in questi anni ha visto le nuove forme della pittura contemporanea muoversi rapidamente tra gli spazi urbani e le gallerie d’arte (e viceversa) fino a conquistare i più grandi musei, e tra le forme illegali di Street Art e le commissioni istituzionali di Arte Pubblica.

La collettiva, curata dallo staff del MURo (Museo di Urban Art di Roma), chiude idealmente il MURo Festival che ha inaugurato il decimo anno di attività del pionieristico progetto di Arte Urbana nato da un’idea di Diavù nel 2010 nel quartiere Quadraro di Roma e diramatosi poi in tutta Italia. 
Il Festival ha prodotto durante il 2019 una serie di incontri, proiezioni ed attività, tra cui la realizzazione delle cinque opere murarie del progetto MURo mARkeT al Mercato Menofilo di Quarto Miglio, in collaborazione con il VII Municipio di Roma Capitale, l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America e l’Ambasciata di Germania

E sono proprio i soggetti di questi ultimi murales i protagonisti di alcune delle opere in esposizione, che rivelano – dai primi disegni preparatori fino al dipinto definitivo – i diversi processi creativi di questi cinque artisti.

Da Sketch a MURo espone infatti schizzi, bozzetti e opere che precedono e accompagnano il lavoro finale sulle pareti urbane. Abbiamo finalmente l’occasione unica di ammirare le prime idee su carta che hanno dato origine al celebre murale Hostia del 2015 di Verlato dedicato a Pier Paolo Pasolini, i disegni preparatori di murales-simbolo del progetto MURo come il Nido di Vespe del 2014 di Lucamaleonte, fino alle bozze realizzate in stili e tecniche differenti che rivelano l’elaborato processo creativo che ha portato Diavù alla realizzazione di uno dei suoi ultimi murales, Appia-Latina.

Cinque modi di concepire la propria arte nello spazio pubblico si sono incontrati prima sui muri della città di Roma e ora in Da Sketch a MURo

Jim Avignon, dai graffiti berlinesi di metà anni 80 alle opere sui muri dei club simbolo della Techno-Kultur tedesca di inizio anni 90 e dal dipinto sull’East Side Gallery ai grandi murales di Brooklyn, è considerato uno dei precursori della Street Art in Europa.


Lucamaleonte, che dal 2001 inizia a realizzare stencil e poster nelle strade di Roma fino ad essere invitato da Banksy e Tristan Manco al Can’s Festival di Londra nel 2008, è stato uno dei primi artisti ad intervenire negli spazi urbani della Capitale in contesto Street Art.

Beau Stanton, che prima di approdare alla realizzazione delle proprie opere in strada, ispirate all’arte classica, è stato a lungo assistente di Ron English, mostro sacro della Street Art e della cultura underground statunitensi. 

David Diavù Vecchiato, che dopo i primi poster illegali d’inizio anni 90 è tornato ad intervenire in strada dopo 15 anni di lavoro in studio, con grandi murales e scalinate e curando progetti di Urban Art con l’idea di sviluppare questa forma di espressione in un nuovo strato culturale e artistico degli spazi urbani.

Nicola Verlato che, seguendo il percorso a ritroso dei cosiddetti ‘street artist’, dopo un’esperienza ventennale in prestigiosi musei e gallerie di tutto il mondo, è approdato a dipingere opere murarie sulle facciate degli edifici per ampliare la sua ricerca artistica - già aperta a linguaggi come scultura, architettura e musica - a nuove tecniche espressive.

Questi cinque fuoriclasse dell’Urban Art sono esposti in Da Sketch a MURo per la prima volta assieme in una galleria d’arte.


INFO:

Jim Avignon, Lucamaleonte, Beau Stanton, David Diavù Vecchiato, Nicola Verlato
DA SKETCH A MURo

A cura del MURo Museo di Urban Art di Roma.
 
Catalogo in galleria.

Opening sabato 05 ottobre 2019 ore 18.00

Rosso20sette arte contemporanea

Via del Sudario 39 (Largo Argentina) – Roma
Fino al 16 novembre 2019
Orari: dal martedì al sabato 11.00 - 19.30 - lunedì chiuso
 
Scarica QUI il COMUNICATO STAMPA.
Ufficio stampa: Melasecca PressOffice
Roberta Melasecca
robertamelasecca@gmail.com / 349.4945612
www.melaseccapressoffice.it

29/05/18

10 Opere in progress all'Università Roma Tre

Niente telefono, niente sms, niente connessione con il mondo esterno.
Perché in questi giorni sono segregato all'Università Roma Tre, dipartimento DAMS, a dipingere 10 opere dedicate ad altrettanti film.
L'unico momento social è stata la lezione che ho tenuto sull'Urban Art e che presto sarà online in versione integrale.
Questa la lezione,
quelle sotto le opere in progress.
Torno a dipingere.