27/04/23

"Viva Buratto". Un nuovo murale anamorfico, al Parco Pertini di Arezzo


La mia ultima opera anamorfica "Viva Buratto!" è nel Parco Pertini ad Arezzo, in Toscana, e si ispira alla Giostra del Saracino, commemorazione e torneo storico in memoria delle invasioni dei mori e delle Crociate che si tiene due volte l’anno in città. 

L'opera è influenzata dai nudi classici di Michelangelo, dai cavalli della Battaglia di Anghiari di Leonardo, dagli affreschi di Piero della Francesca e da tante altre meraviglie che i maestri del Medioevo e del Rinascimento ci hanno lasciato in eredità. Tra queste gli studi sulla prospettiva e sull’anamorfosi, illusione ottica data dalla realizzazione di immagini deformate in prospettiva. 

“Viva Buratto!” è un’opera anamorfica, cioè le figure a due dimensioni che si vedono all’ingresso del sottopasso sono dipinte e si ‘spalmano’ in realtà tridimensionalmente in oltre 50 metri di pareti e soffitti. È un’illusione. Come un’illusione è il Buratto stesso, questo fantoccio barbuto, “re delle Indie”, nemico immaginario contro il quale i giostratori si lanciano per colpirlo a morte. 

Buratto è l’accadimento imprevedibile che sconvolge la quotidianità, è la diversità che ti sfida a scoprirla, è il fenomeno che in fondo ci auguriamo che ci capiti affinché stravolga un po’ la banalità della nostra routine, anche se a costo di distruggere noi stessi, e non solo la routine. 

E quest’opera parla proprio di vita e di morte. Il mio cavaliere stavolta non sta partecipando a un gioco, ma è in guerra contro il nemico immaginario da lui stesso creato, e per questo non sta rispettando alcuna regola della Giostra del Saracino. Sperando che di ciò mi perdonino gli aretini. 


 

25/08/22

MURo & Diavù su "Weekly", Rai Uno

Una breve visita TV al MURo Museo di Urban Art di Roma e a Diavù durante la realizzazione di un nuovo murale. 

Da "Weekly", Rai Uno:


10/09/21

Aria e Gaetanaccio su TG2 Weekend Estate

 «Una bambina adagiata su un prato di margherite suggerisce che è importante prendersi cura della Natura e delle creature delicate. Non a caso campeggia sul muro di un consultorio. A realizzare l'opera: Diavù, uno dei più importanti artisti di arte urbana, anche curatore competente e appassionato di questa pionieristica forma di espressione, che però si rifà alla più antica forma d'arte, quella dei graffiti sui muri (...)». 

Da: Tg2 Weekend Estate del 04/09/2021 Servizio di Cinzia Terlizzi, Immagini di Massimo Pinzauti


 

22/05/21

"Gaetanaccio nella Valle dell'Inferno" (con video-intervista)


 

"Gaetanaccio nella Valle dell'Inferno" è la nuova opera di David Diavù Vecchiato, in arte Diavù, in cui David prende spunto da Gaetanaccio, il personaggio interpretato da Gigi Proietti nella commedia musicale scritta da Luigi Magni e diretta da Gigi Proietti, debuttata al teatro Brancaccio nel 1978. Gaetano Santangelo, detto Gaetanaccio, era un burattinaio romano, nato nel rione Borgo (non lontano dall'odierno Centro Commerciale AURA - Valle Aurelia, in cui l'opera è realizzata), vissuto nei primi decenni dell'Ottocento. Nei suoi spettacoli spesso inseriva satiriche allusioni ai potenti del tempo, nobili e prelati, per cui spesso le autorità papaline lo misero in prigione. In occasione dell'anno santo, nel 1825, papa Leone XII chiuse i teatri e proibì ogni spettacolo. Gaetanaccio fu costretto a sospendere le rappresentazioni, sua unica fonte di guadagno, finchè fu costretto a chiedere l'elemosina. Morì di tubercolosi, povero, nel 1832.

[testo e foto: Matteo Nardone / Video: Marco Gargiulo / Video-intervista: IPER Festival delle periferie. Roma, maggio 2021]

 

Questa l'intervista, con il work-in-progress:


05/12/20

Sempre a proposito de il David-Pinocchio di Chongqing (Cina)

ln questo video un breve riassunto del workshop che ho tenuto a distanza all'Accademia di Belle Arti del Sichuan a Chongqing. 

Buona visione.


 

 

02/12/20

狄阿乌 ovvero "Diavù" nero come il corvo e il David-Pinocchio di Chongqing (Cina) a prova di Covid-19

Chongqing è l'agglomerato urbano più grande del mondo, con circa 40 milioni di abitanti. 

Sono stato invitato a dipingere un murale e a tenere una mostra personale e un workshop là dal Consolato d'Italia e dall'Accademia di Belle Arti del Sichuan a Chongqing, in occasione della "XX Settimana della Lingua Italiana nel Mondo".

A Chongqing mi hanno ribattezzato 狄阿乌 che si legge "Dí ā Wū" e si può tradurre "nero come il corvo". Una curiosa coincidenza vuole che in Cina, la parola “graffito” (tuya), che si riferisce poi alla Street art in genere, venga dai versi del poeta Lu Tong (790-835) della dinastia Tang: «rovesciò all’improvviso l’inchiostro sulla scrivania, scarabocchiando i classici come corvi», e che sia composta dal carattere tu (da tumo, "scarabocchiare") e da ya (da laoya, ossia "corvo").
 
Ma, tornando all'invito, purtroppo la pandemia di virus Covid-19 non mi ha permesso di andare a realizzare il murale, e siccome credo che la distanza fisica non possa impedirci del tutto di avvicinarci umanamente tra esseri umani, allora mi è venuta un'idea per aggirare il problema. Ho proposto che avrei potuto realizzare il mio murale a distanza, con l'aiuto degli stessi ragazzi dell'Accademia di Belle Arti a cui avrei comunque realizzato il workshop a distanza e che mi avrebbero assistito nella realizzazione dell'opera se fossi stato fisicamente là. 
 
Questo sotto il risultato.
 

 
 
 

12/09/20

"Ricorda. Il futuro nella memoria". Un murale per Liliana Segre a Pesaro

 

Questo che segue è il testo dell'intervento di Diavù, che è stato cortesemente letto alla Senatrice da uno studente, essendo purtroppo l'artista in quel momento fuori Italia per lavoro. 

 «Buonasera a tutti. Vi ringrazio per permettermi attraverso la lettura di queste poche righe di essere qua con voi – malgrado i duemila Km di distanza - a questa presentazione che è per me molto importante. Mi dà gioia immaginarvi in questo momento tutti di fronte alla mia opera, e la più grande emozione me la dà la presenza della Senatrice Segre. E di emozioni vorrei infatti parlarvi. 

Il significato di un’opera tocca le corde del pensiero e dialoga con la nostra ragione, ma è il senso di quell’opera che - senza il bisogno di incasellarla in troppe parole che la spieghino – può arrivare dritto al cuore. È per questo che vorrei accennare al senso di questo mio lavoro, guardandolo assieme a voi. 

Questa è una storia segnata da un grande dolore. Ma io ho voluto lasciare tutto il dolore sullo sfondo. Nei primi giorni di lavoro coi miei bravissimi assistenti Benedetta e Filippo ho operato una demolizione concettuale delle pareti. Tolte parti di intonaco, col colore abbiamo ricreato ferite, ustioni, traumi, lacrime e segni di un tempo doloroso, nei quali vi accorgerete che sbucano qua e là i colori della nostra bandiera italiana. Fummo noi infatti i responsabili di quel dolore, con le leggi razziali del 1938 in poi, ma anche con l’accettazione di pensieri atroci e disumani, e col vile silenzio. Proprio come oggi siamo noi i responsabili della morte e della sofferenza di altri popoli e individui in difficoltà, che ricacciamo verso il loro peggior destino quando ci chiedono aiuto, invece di trovare delle soluzioni per prendercene cura. L’immagine di Liliana Segre bambina in braccio a suo papà Alberto che la sostiene emerge già da sola, calda e vincente, su quello sfondo di dolore. Per la mente un’immagine del passato è soltanto un lontano ricordo, ma io credo che per il cuore è come fosse sempre nel presente. Da quel papà e da quella bimba innamorati e sorridenti si sviluppa il mio ritratto alla Liliana di oggi: come vedete non c’è tempo né spazio a separarli e, guardandola mentre volge il suo sguardo sereno verso l’alto, se voi poteste guardare i suoi occhi da vicino quanto li ho osservati io mentre li dipingevo, vedrete che è lo stesso sguardo di lei bambina. Dal suo viso rifiorisce nuova vita, che si affretta a sbocciare lungo le altre pareti e sulla scala, laddove fanno lo stesso ogni giorno gli studenti di questa scuola. 

Il titolo dell’opera è “Ricorda”. Si può interpretare pensando che sia Liliana a ricordare, ma per me è più un monito a tutti noi: ricordiamolo come fosse nostro tutto il dolore che quella bambina ha vissuto, ricordiamolo bene ciò che l’uomo è in grado di fare ai suoi figli, e ciò che continua a fare a tante persone che noi oggi fingiamo di non vedere, il nostro futuro è già nella memoria, e per sapere come costruirlo nel migliore dei modi ci basta ricordare. 

Grazie di cuore Senatrice Segre, le confido il desiderio che questo mio lavoro sia un fatto concreto abbastanza da far dimenticare tante parole gravi e pesanti, ma pur sempre stupide parole, quelle si da dimenticare».


30/09/19

Dal primo bozzetto al murale e "da sketch a MURo"

Le mie opere più recenti saranno esposte in questa mostra a Roma, dal 5 ottobre al 16 novembre 2016. Passate a trovarle:

In mostra dal 5 ottobre al 16 novembre 2019 alla galleria Rosso20Sette a Roma le opere di 
Jim Avignon, Lucamaleonte, Beau Stanton, David Diavù Vecchiato e Nicola Verlato


Cinque firme di spicco del discusso percorso che in questi anni ha visto le nuove forme della pittura contemporanea muoversi rapidamente tra gli spazi urbani e le gallerie d’arte (e viceversa) fino a conquistare i più grandi musei, e tra le forme illegali di Street Art e le commissioni istituzionali di Arte Pubblica.

La collettiva, curata dallo staff del MURo (Museo di Urban Art di Roma), chiude idealmente il MURo Festival che ha inaugurato il decimo anno di attività del pionieristico progetto di Arte Urbana nato da un’idea di Diavù nel 2010 nel quartiere Quadraro di Roma e diramatosi poi in tutta Italia. 
Il Festival ha prodotto durante il 2019 una serie di incontri, proiezioni ed attività, tra cui la realizzazione delle cinque opere murarie del progetto MURo mARkeT al Mercato Menofilo di Quarto Miglio, in collaborazione con il VII Municipio di Roma Capitale, l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America e l’Ambasciata di Germania

E sono proprio i soggetti di questi ultimi murales i protagonisti di alcune delle opere in esposizione, che rivelano – dai primi disegni preparatori fino al dipinto definitivo – i diversi processi creativi di questi cinque artisti.

Da Sketch a MURo espone infatti schizzi, bozzetti e opere che precedono e accompagnano il lavoro finale sulle pareti urbane. Abbiamo finalmente l’occasione unica di ammirare le prime idee su carta che hanno dato origine al celebre murale Hostia del 2015 di Verlato dedicato a Pier Paolo Pasolini, i disegni preparatori di murales-simbolo del progetto MURo come il Nido di Vespe del 2014 di Lucamaleonte, fino alle bozze realizzate in stili e tecniche differenti che rivelano l’elaborato processo creativo che ha portato Diavù alla realizzazione di uno dei suoi ultimi murales, Appia-Latina.

Cinque modi di concepire la propria arte nello spazio pubblico si sono incontrati prima sui muri della città di Roma e ora in Da Sketch a MURo

Jim Avignon, dai graffiti berlinesi di metà anni 80 alle opere sui muri dei club simbolo della Techno-Kultur tedesca di inizio anni 90 e dal dipinto sull’East Side Gallery ai grandi murales di Brooklyn, è considerato uno dei precursori della Street Art in Europa.


Lucamaleonte, che dal 2001 inizia a realizzare stencil e poster nelle strade di Roma fino ad essere invitato da Banksy e Tristan Manco al Can’s Festival di Londra nel 2008, è stato uno dei primi artisti ad intervenire negli spazi urbani della Capitale in contesto Street Art.

Beau Stanton, che prima di approdare alla realizzazione delle proprie opere in strada, ispirate all’arte classica, è stato a lungo assistente di Ron English, mostro sacro della Street Art e della cultura underground statunitensi. 

David Diavù Vecchiato, che dopo i primi poster illegali d’inizio anni 90 è tornato ad intervenire in strada dopo 15 anni di lavoro in studio, con grandi murales e scalinate e curando progetti di Urban Art con l’idea di sviluppare questa forma di espressione in un nuovo strato culturale e artistico degli spazi urbani.

Nicola Verlato che, seguendo il percorso a ritroso dei cosiddetti ‘street artist’, dopo un’esperienza ventennale in prestigiosi musei e gallerie di tutto il mondo, è approdato a dipingere opere murarie sulle facciate degli edifici per ampliare la sua ricerca artistica - già aperta a linguaggi come scultura, architettura e musica - a nuove tecniche espressive.

Questi cinque fuoriclasse dell’Urban Art sono esposti in Da Sketch a MURo per la prima volta assieme in una galleria d’arte.


INFO:

Jim Avignon, Lucamaleonte, Beau Stanton, David Diavù Vecchiato, Nicola Verlato
DA SKETCH A MURo

A cura del MURo Museo di Urban Art di Roma.
 
Catalogo in galleria.

Opening sabato 05 ottobre 2019 ore 18.00

Rosso20sette arte contemporanea

Via del Sudario 39 (Largo Argentina) – Roma
Fino al 16 novembre 2019
Orari: dal martedì al sabato 11.00 - 19.30 - lunedì chiuso
 
Scarica QUI il COMUNICATO STAMPA.
Ufficio stampa: Melasecca PressOffice
Roberta Melasecca
robertamelasecca@gmail.com / 349.4945612
www.melaseccapressoffice.it

29/05/18

10 Opere in progress all'Università Roma Tre

Niente telefono, niente sms, niente connessione con il mondo esterno.
Perché in questi giorni sono segregato all'Università Roma Tre, dipartimento DAMS, a dipingere 10 opere dedicate ad altrettanti film.
L'unico momento social è stata la lezione che ho tenuto sull'Urban Art e che presto sarà online in versione integrale.
Questa la lezione,
quelle sotto le opere in progress.
Torno a dipingere.


17/04/18

Gli eroi sempre giovani e belli

Quest’uomo che ho dipinto a Roma e che vedete in foto al mio fianco era un Eroe:

Ventenne, all’alba del 17 aprile di 74 anni fa, fu svegliato dai soldati nazisti e strappato via dalla sua famiglia, deportato in un campo di concentramento prima a Fossoli e poi in Germania assieme ad altri 946 uomini e ragazzi del suo quartiere, il Quadraro a Roma.
Lui, che fu uno dei fortunati che riuscì a tornare, si chiamava Sisto Quaranta.
Sisto si è battuto con tenacia per far conoscere e ricordare la deportazione nazifascista del 17 aprile 1944 ed è scomparso 6 mesi fa.
Ho avuto il grande onore di conoscerlo, di ascoltare la sua storia e di raccontargli come avremmo conservato quelle preziose memorie assieme ad altre tramite i murales del progetto MURo (M.U.Ro - Museo Urban di Roma).
A lui piacevano. E oggi anche lui è tra loro.

Oggi, 17 aprile 2018, membri dell'Associazione MURo ed io saremo là in via Decio Mure a Roma a ricordare lui e le altre vittime della deportazione di fronte a questa mia opera.
Il murale è stato voluto da Roma Capitale - Municipio VII e vi hanno collaborato i Cor Veleno con la strofa di un brano inedito e Walter Bear Teddy Galindo che ha dipinto il numero 947 (matricola con cui nel campo di concentramento di Fossoli fu numerato Sisto Quaranta).

Invito inoltre tutti i writer che vorranno partecipare a dipingere sul resto del muro altri numeri da 1 a 946, a ricordo di tutti i deportati del Quadraro.

28/03/18

XL COMICS. Come tutto cominciò, proseguì, terminò.


“Oh no, Luca, pensaci bene, chi se ne frega dei fumetti deliranti che disegnavamo noi nelle
fanzine autoprodotte! Lascia perdere, non sai cosa ti aspetta, rimettere assieme quella
ciurma di fumettari è un’impresa rischiosissima, portiamo sfiga peggio dei disegnatori
di satira, abbiamo fatto chiudere tutte le riviste del passato!”
 

Dall’introduzione di David Vecchiato.

Sono gli ultimi giorni di questa mostra alla WeGil di Roma che celebra un'esperienza iniziata nel 2005 e conclusa nel 2013 sulle pagine del mensile de La Repubblica XL (eh si, alla fine abbiamo fatto chiudere anche quella di rivista).
Come tutto cominciò, proseguì e terminò lo scrissi qui, nel mio editoriale al libro "XL COMICS" della Panini che raccoglie tutte le storie a fumetti della prima parte di quel viaggio.  
Il volume di quasi 500 pagine si può acquistare QUI sul sito dell'editore.
La copertina di XL COMICS (Panini 9L)

XL COMICS.
COME TUTTO COMINCIÒ, PROSEGUÌ, TERMINÒ.

di David “Diavù” Vecchiato

Quando mi fu proposto di contribuire alla nascita di La RepubblicaXL stavo già realizzando ogni settimana da un paio d’anni il ritratto dei musicisti protagonisti della recensione principale per Musica! di Repubblica. Un pomeriggio del 2004 passai in redazione a consegnare l’illustrazione e là incontrai Luca Valtorta, appena giunto da Milano a Roma proprio per dirigere il mensile che avrebbe accolto l’eredità e il corpo redazionale di Musica!, già destinato alla chiusura. Con Luca ci eravamo conosciuti di persona qualche anno prima alla redazione di Tutto Musica e Spettacolo, perché fu lui a recensire in maniera entusiasta sul mensile della Mondadori il disco e il clip della mia band
del tempo, i Savalas, ma ci eravamo sentiti in realtà per la prima volta anni prima, a metà anni 90, quando lui era a Max e mi intervistò per Tank Magazine, rivista-esperimento di musica, fumetto,
cinema e altro in salsa delirante di cui ero ideatore e direttore.
Luca mi confidò che Tank era una tra le riviste di culture giovanili che aveva più apprezzato in passato e mi offrì di partecipare alla redazione di quello che sarebbe diventato La Repubblica XL. Abbiamo trascorso giorni e giorni del 2005 assieme negli uffici che sarebbero diventati la redazione, in cui io portai il mio contributo di idee al giornale in gestazione. Tra le varie cose Luca mi chiese di curare una sezione di fumetti prodotti appositamente, per dare al nuovo mensile uno spazio che offrisse al lettore non solo la possibilità di conoscere le uscite di edicola e libreria del mese e di leggere storie brevi di autori editi in varie parti del mondo, ma anche di scoprire una scuderia di bravi autori italiani che scrivevano e disegnavano ogni mese apposta per XL. Mi chiese in particolare che fine avesse fatto quel fumetto sperimentale cheaveva animato le fanzine e la cultura underground degli anni 90, che in alcuni casi era stato inquadrato in una seriosità d’autore - a volte autoreferenziale - con cui il concetto di graphic novel aveva preso piede in Italia, ma che in molti altri casi non aveva guadagnato una grande visibilità. “Oh no, Luca, pensaci bene, chi se ne frega dei fumetti deliranti che disegnavamo noi nelle fanzine autoprodotte! Lascia perdere, non sai cosa ti aspetta, rimettere assieme quella ciurma di fumettari è un’impresa rischiosissima, portiamo sfiga peggio dei disegnatori di satira, abbiamo fatto chiudere tutte le riviste del passato!”
Ma non ci fu nulla da fare, ormai Valtorta ci aveva aperto le porte del grande Gruppo Editoriale L’Espresso ed eravamo salpati verso quel lido che chiamammo IUK, l’Italian Underground Komix
di XL. Era come essere in una nave di pirati con l’open bar. Ricordo una cena a casa mia a Roma, con lui e Alessandro Staffa (in arte AlePOP), in cui si tenne la “seduta spiritica” che riportò in vita quello spirito maligno del fumetto grottesco, quel genere che era stato avvistato le ultime volte a ridersela grassa nelle fanzine underground da tirature di mille copie al massimo, mentre la maggioranza dei lettori si era incantata a piangere sia le riviste di fumetto da edicola, chiuse ormai quasi tutte, sia la buonanima di Andrea Pazienza, ultimo autore “popolare” dal quale il mercato serio del fumetto aveva potuto accettare la rottura delle regole.
Infatti agli inizi degli anni 2000 il fumetto d’autore non si affacciava quasi più in edicola.
Il Gli IUKKERS nel 2007 (foto di Barbara Oizmud). 
Da sinistra: Maicol, Mirco, Squaz, Diavù, Francesca Ghermandi, Alberto Corradi, Davide Toffolo, Massimo Giacon, Ratigher e Alessandro Baronciani

Dunque, in notevole controtendenza, assieme ad AlePOP che contribuì notevolmente alla nascita e allo sviluppo di IUK, io chiamai a raccolta: Massimo Giacon, Alberto Corradi, Squaz, Francesca Ghermandi, Davide Toffolo, Maicol & Mirco, Tuono Pettinato, Alessandro Baronciani e Ratigher, a cui poi si aggiunsero Pino Creanza, Ale Giorgini, Dr. Pira, e i tanti altri autori che hanno partecipato allo spazio XL Comics più o meno fissi o a rotazione, e che ritrovate ora nelle pagine di questo volume (a parte qualche defezione perché anche il mondo del fumetto è pazzerello come il rock ‘n’ roll). In quella “seduta spiritica” ci si rivelarono i personaggi fissi in stile grottesco-cartoon che volevano divenire i protagonisti del genere di fumetto che avremmo rilanciato in edicola (o meglio lanciato, visto che quel fumetto nato nell’underground non aveva mai avuto tirature come quelle
che avrebbe offerto il nuovo mensile de La Repubblica).
Da quel settembre 2005 a pochi mesi di uscite la sezione a fumetti di XL conquistò sempre più spazio, noi autori fissi ci ritrovammo a realizzare molti speciali e i nostri personaggi finirono sempre più spesso in storie dalle tematiche legate all’attualità, perché eravamo consapevoli che la formula della rivista mensile ci offriva la possibilità di occuparci di ciò che ci circondava e di farlo in tempo
reale.
La riforma scolastica di Mariastella Gelmini, Ministro della Pubblica Istruzione sotto il quarto governo Berlusconi – che ha provocato proteste di piazza da parte di studenti, genitori e personale scolastico – noi l’abbiamo riletta ricordando nello speciale Old Skull Musical la scuola primaria di quando eravamo bimbi, e ci siamo così presi in giro ironizzando su quel ministro e sulla sua riforma, entrambi impresentabili.
 
Gli IUKKERS a scuola, da bambini e da adulti
 
 L’omaggio a Pazienza abbiamo deciso che non doveva rivelarsi il solito “monumento” nostalgico e celebrativo, bensì un vivo ricordo dello stile senza filtri di Paz e dei suoi personaggi dissacratori che vivevano spesso vicende estreme, narrate con feroce ironia.
L’argomento Napoli è diventato il pretesto per raccontare il malaffare legato alla spazzatura. A proposito, abbiamo anche preso in giro degli “intoccabili”, come Giacon ha fatto col cadavere di Mario Merola rischiando di essere picchiato al Napoli Comicon del 2008, o come abbiamo fatto coi rapper italiani nello speciale IUK RAP, facendone arrabbiare qualcuno.
Assieme ai nostri personaggi siamo poi andati in giro per l’Italia, trasformando gli stand di XL in una carovana di XL Comics. Noi Iukkers abbiamo portato dal 2005 al 2013 i nostri segni in festival musicali e cinematografici, fiere di fumetto, fiere d’arte contemporanea e in tante altre occasioni ed eventi in giro per il paese, da Bolzano a Bari, da Lecce a Milano.
 Il La mostra di IUK-XL e, in fondo, lo stand de La Repubblica XL al festival Napoli Comicon del 2007

I nostri personaggi hanno incontrato musicisti, performer, artisti, registi e scrittori in queste avventure che ci hanno visto disegnare alcune delle storie che appaiono per la prima volta pubblicate in questo volume – come Amici miei / Italia Uè, realizzata durante un pomeriggio e una notte tutti assieme all’Italia Wave dell’edizione di Firenze del 2007, o L’ultimo miracolo di Elvis, disegnata da noi e scritta da Boosta dei Subsonica all’edizione di Livorno del 2010, Ritorno al passato, il report a fumetti di Maicol & Mirco dal Jamboree Festival del 2008, The XL of Horror di Alberto Corradi del 2010 o la mia collaborazione con Bugo, del 2008.
Una delle pagine tratte dal libro XL COMICS, con una storia di Macaco

Tutto ciò è stato portato avanti sempre trattando il fumetto come un linguaggio più che come un mercato. Dal momento che eravamo piuttosto liberi poiché non erano certo le nostre storie a determinare la quantità di copie vendute della rivista, potevamo sperimentare le varie possibilità espressive di questo mezzo, sebbene in poche pagine o nel breve periodo di una trasferta.
Migliaia di persone si sono portate a casa altrettante copie della rivista con le copertine dipinte velocemente da noi una a una a mano agli stand di XL, oppure hanno indossato le nostre t-shirt, si sono appesi i nostri poster, hanno acquistato i nostri gadget. O si sono fatti disegnare addosso da noi gli IUK Tattoo. Molti lettori li abbiamo spinti addirittura a visitare la mostra di art toys customizzati da grandi nomi del fumetto italiano, esposta sia a Lucca Comics del 2008 che alla MondoPop Gallery di Roma, spazio di cui io ho curato le mostre dal 2007 al 2012. Oppure hanno potuto visitare le mostre Urban Superstar Show che ho avuto l’onore di curare al museo MADRE di Napoli nel 2009 e nel 2010, con le nostre opere a fianco a quelle di grandi nomi della nuova scena dell’Arte mondiale: Gary Baseman, Buff Monster, Jim Avignon, Jon Burgerman, Boris Hoppek, Tokidoki e molti altri che abbiamo ospitato anche sulle pagine della rivista e durante gli eventi di XL Comics, per promuovere tra i lettori nuove tendenze dell’arte contemporanea come la Lowbrow, il Pop Surrealismo e la Street Art… che sono poi la principale attività di cui io mi occupo personalmente, al di là delle mie scorribande nel mondo del fumetto.
Il Diavù con Milo Manara all'Urban Superstar Show del Museo MADRE di Napoli (2009)

L’episodio zero della serie di documentari Muro – che ho co-ideatoe che curo per Sky Arte HD – è raccontato infatti nell’ultimo fumetto che ho realizzato al termine dei sette anni di collaborazione con La Repubblica XL: Street Art Stories #1, storia in cui i protagonisti non sono più i miei pargoli Macaco e Piteco, ma direttamente io alle prese col collega e amico Ron English, grande firma della Street Art internazionale, e con le riprese del documentario sul suo intervento artistico a Roma.
Quelli che leggete qui sono la prima vita di XL Comics. Nella seconda parte dell’esistenza della rivista, quando uscì in formatopiù piccolo e con meno pagine, i nostri personaggi lasciarono il foglio riquadrato della pagina a fumetti per diventare i protagonisti delle strisce. Ma questa è un’altra storia e mi auguro di raccontarvela al più presto, in un volume altrettanto ricco.
Per ora, buona lettura.


 
Macaco di Diavù con il mitico Gilbert Shleton, papà dei Freak Brothers (2010)